Proposta di legge dei senatori Vincenzo Vita (PD) e Luigi Vimercati (PD): NEUTRALITA’ DELLE RETI, FREE SOFTWARE E SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE

Ddl del PD: banda larga in tutta Italia entro il 2012, accesso aperto alla rete, libertà di software.

Dichiarazione dei senatori PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati

E’ stato depositato in Senato il progetto di legge del PD su “neutralità delle reti, free software e società dell’informazione” a cura dei senatori Vita e Vimercati. Punti fondamentali della proposta sono: garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica, promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico, sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software libero, diffondere l’uso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese, rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale.

“In un momento di così grave crisi per l’economia nazionale – affermano Vita e Vimercati – solo il governo italiano non investe sull’innovazione del paese. Mentre gli USA di Obama e gli altri grandi paesi europei e asiatici puntano allo sviluppo della banda larga per connettere cittadini e imprese quale misura fondamentale per uscire dalla crisi più forti e più moderni, il nostro governo blocca i fondi per lo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione e sembra impegnato solo nel tentativo di mettere le mani sulla rete di Telecom Italia ed in iniziative legislative di tipo censorio. Col nostro disegno di legge – continuano Vita e Vimercati- il PD avanza una proposta organica per la modernizzazione digitale del sistema delle imprese e della pubblica amministrazione e per lo sviluppo delle modalità di partecipazione democratica dei cittadini, per la valorizzazione della libertà in rete, dei nuovi contenuti creativi”.

“Riteniamo importante – concludono i senatori Vita e Vimercati – avviare, contestualmente al percorso parlamentare, un grande dibattito sulla rete per raccogliere opinioni, suggerimenti, osservazioni, proposte di modifiche capaci di fare della nostra proposta una legge ampiamente condivisa dal popolo di internet”.

Scarica il documento completo della proposta di legge

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68 Responses to Proposta di legge dei senatori Vincenzo Vita (PD) e Luigi Vimercati (PD): NEUTRALITA’ DELLE RETI, FREE SOFTWARE E SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE

  1. […] 25 03 2009 Chi legge queste pagine sa che, a mio avviso, non può che essere accolta con favore la proposta di legge su “neutralità delle reti, free software e società dell’informazione” presentata dai […]

  2. gerardo ha detto:

    Credo sia il caso di fare rileggere a un esperto del settore la proposta di legge, in quanto in alcuni punti le prescrizioni risultano generiche e in quanto tali facilmente eludibili, inoltre per chi eludesse tali prescrizioni non sono previste sanzioni che possano essere deterrenti.
    Importante comunque fornire un indirizzo.

    • luigi ha detto:

      grazie. ovviamente il senso di una discussione pubblica è anche di correggere, modificare e quant’altro. abbiamo coinvolto tanti esperti. attendiamo proposte. anche da te. ciao luigi

  3. thek3nger ha detto:

    La strada è buona! Continuate cosi! Il PD può recuperare punti nel mio cuore! 🙂

  4. Clod ha detto:

    Bisogna chiarire anche la situazione remunerazione e diritti d’autore e anche la regolamentazione del P2P o Filesharing.
    Questi strumenti, parte di internet, oggi sono usati da milioni di utenti e l’industria accusa questi utilizzi come illegali. E’ giusto quindi anche imbastire una norma in grado di legalizzare e garantire i compensi agli autori delle opere digitali, di qualunque natura e tipo.
    D’accordissimo su questo disegno di legge, sicuramente migliore di quello offerto dalla Carlucci / Rossi , D’Alia e Barbareschi.

    • luigi ha detto:

      Grazie. Il tema dei diritti d’autore va sicuramente approfondito. mandaci tue proposte emendative. ciao Luigi

      • Clod ha detto:

        Secondo me riuscire ad innescare un meccanismo flat per i download dalle reti, ad oggi considerate illegali per lo scambio di contenuti tutelati, cioè coperti dal diritto d’autore, si potrebbe fare. Il problema è che bisogna trovare un modo per dividere i compensi, cioè quanto va ad un artista e quanto a un’altro.
        Inoltre ritengo che l’autore debba essere libero di fare tutto quello che vuole con le sue opere e di distribuirle dove e come vuole.
        Ritengo la rete un ottimo veicolo di distribuizione ma non bisogna arrivare ai controlli sulle connessioni, disconnessioni per dei download di contenuti tutelati ma tenere questa misura per reati molto più, come la compromissione della sicurezza o diffusione di software nocivo, pedopornografia o adescano via chat di minori.
        Si potrebbero includere 10 euro in più in tutte le connessioni ma poi bisogna pensare a come dividere i compensi a ciascun artista/autore.

      • Clod ha detto:

        La disconnessione può essere tenuta come arma risolutrice per atti molto più gravi di un download…qualunque sia il contenuto e qualunque sia la sua natura cioè libero o tutelato.

        Sto scrivendo un documento con tutte le possibili proposte e soluzioni al problema.
        Ci sto lavorando da un po’… Quando finito ve lo posso inviare se volete…

  5. Emilie Rollandin ha detto:

    L’accesso neutrale alla rete è la base della democrazia virtuale.
    Emilie Rollandin

  6. Giuliano ha detto:

    Ho letto il DDL e mi sembra buono nel merito
    resto comunque dell’idea che questo DDL non giovi alla rete come organismo che possa restare libero ma garantisca solo, e non leggete male la parola “solo”,
    alcuni diritti del cittadino rispetto a servizi/documenti che si usano nei rapporti
    stato-cittadino.
    Ad esempio non ho visto sanzioni per l’Amministrazione che non pubblica i contenuti
    in modalità accessibile, o perlomeno utilizzabile all’utenza. Si parla solo di sanzioni ai fornitori di accesso. L’ultima ruota del carro, peraltro. Se le Amministrazioni non mettono i contenuti a disposizione, anche se il fornitore d’accesso mi dà la
    banda a 100Mbit tutto il castello crolla in un “sarebbe bello se…”.
    Però, devo ammettere, che prima di leggere mi ero fatto un idea diversa.
    Per intanto non male, però… manca ancora qualcosa che imponga allo Stato di far sì che questa legge non
    sia un mero esercizio di intenzioni.
    Propongo di aggiugere alcuni punti che siano deterministici sull’impegno della
    Pubblica Amministrazione a fornire in maniera digitale i contenuti di cui tanto
    si parla nel DDL.
    Comprese le sanzioni a carico della stessa nel caso in cui non venga rispettata
    la legge.

  7. […] ieri il Partito Democratico ha presentato, per iniziativa dei parlamentari Vita e  Vimercati un testo per un disegno di legge che si occupa della diffusione della banda larga, e dell’opportunità di sviluppo, in una […]

  8. paolo ha detto:

    Titolo II Capotolo 6

    Se non si prevede la possibilità di ritiro della “licenza” un 10% di multa a fronte di risparmi ben maggiori potrebbe essere accettabile per qualche operatore

    • luigi ha detto:

      Vedo che il tema delle sanzioni è il più caldo. Ci sembrava di essere già abbastanza severi. Ma approfondiremo la questione. Sul ritiro della licenza sentirò l’Autorità. grazie ciao. luigi

  9. Marco Fioretti ha detto:

    Concordo con altri commentatori: la proposta, almeno nello spirito, è buona, certo molto migliore di altre viste di recente, ma la formulazione attuale ha almeno un paio di limiti.

    Prima tutto, non definisce esplicitamente le sanzioni per i trasgressori (anche nelle PA), cosa che in Italia vanifica quasi qualunque legge.

    In secondo luogo trovo la proposta vaga e non sufficientemente decisa per quanto riguarda l’uso di formati davvero aperti nelle Pubbliche Amministrazioni, o per gli scambi di documenti con le medesime.

    Mentre in alcuni casi si può anche tollerare l’uso di software non libero nelle PA, i documenti dovrebbero essere conservati e scambiati esclusivamente in formati davvero liberi ed effettivamente utilizzabili (cosa che esclude, per la cronaca, tutti i formati di Microsoft Office, incluso quello che ha recentemente conquistato la ratifica ISO, OpenXML).

    Sul ruolo assolutamente cruciale dei formati liberi nella società digitale sono disponibili molti più esempi e informazioni nel seminario da me tenuto alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa, scaricabile da http://mfioretti.com/it/come-formati-dei-file-favoriscono-innovazione-cittadinanza-attiva-mercati-davvero-liberi

    Cordiali saluti,

    M. Fioretti

    • luigi ha detto:

      sulla questione sanzioni vale la risposta al precedente commento.Sul problema dei formati liberi nella PA, non so se si possa obbligare, forse è utile lavorare sugli incentivi. Mi leggerò le informazioni del tuo seminario. grazie ciao. luigi

      • Marco Fioretti ha detto:

        Replico qui ai commenti di Clod perché, per ragioni a me ignote, vicino a quei commenti e solo a quelli non appare il link di replica:

        “Secondo me riuscire ad innescare un meccanismo flat per i download dalle reti, ad oggi considerate illegali per lo scambio di contenuti tutelati, cioè coperti dal diritto d’autore, si potrebbe fare….Si potrebbero includere 10 euro in più in tutte le connessioni”

        perchè, se uso Internet solo per lavoro o solo per leggere qualche sito di notizie (sì, di gente così ne esiste parecchia) devo pagare 10 euro al mese per qualcosa che non userò mai e che non mi serve? Dopo tanti anni di proteste da tutta Italia sul canone RAI come sarebbero sostenibili proposte del genere?

        “Il problema è che bisogna trovare un modo per dividere i compensi, cioè quanto va ad un artista e quanto a un’altro.”

        Appunto. Prima di tutto, fare misure abbastanza precise da essere sia eque sia a prova di truffa è una cosa irrealizzabile a meno di violazioni della privacy molto peggiori di quelle proposte da altre leggi su Internet (non questa, ovviamente).

        Oltre a questo, se effettivamente scarico musica dalla rete, pagare i musicisti OK, nessun problema, ma vorrei compensare quelli che ascolto, non quelli che non ascolterò mai e che secondo me non valgono nulla. Facendo un esempio paradossale, se domani un gruppo musicale neonazista diventasse popolarissimo, io vorrei comunque che nemmeno un centesimo dei soldi che spendo per la musica andasse a loro. E’ una pretesa eccessiva?

        “Inoltre ritengo che l’autore debba essere libero di fare tutto quello che vuole con le sue opere e di distribuirle dove e come vuole”.

        1) questo oggi non lo impedisce nessuno, anzi. Cosa ti fa pensare che oggi le cose non stiano così?

        2) così com’è scritta, al contrario, la tua frase giustifica tutti gli eccessi e gli abusi possibili con il diritto d’autore attuale. Te ne eri accorto?

        Per altre mie riflessioni sul diritto d’autore, vedere http://digifreedom.net/node/58 (su quel sito c’è anche il mio indirizzo email)

        Marco F.

      • Giuliano ha detto:

        Formati liberi si o no?

        Obbligatoriamente liberi.
        I Dati sono della Pubblica Amministrazione, cioè noi, o no?

        Non c’è scelta.

        E non mi si venga a raccontare di performance… che è vent’anni che sento sta storia e il risultato è sempre un PC potentissimo per risultati scarsi.

        Diaolin

      • luigivimercati ha detto:

        Non so se una legga possa e riesca ad obbligare. forse è più utile lavorare per incentivare. ciao luigi

      • Marco Fioretti ha detto:

        “Non so se una legga possa e riesca ad obbligare. forse è più utile lavorare per incentivare”

        Onestamente, continuo a non capire perché un legislatore non possa obbligare, almeno a livelli come quelli dell’uso di formati di file liberi. Se esistono, come credo, obblighi di legge che i contratti debbano essere in italiano per essere validi in questo paese, o che debbano essere firmati, perché obblighi come quello dei formati sono improponibili? Meglio ancora: perché è proponibile una promozione del software libero, che facendo per un momento l’avvocato del diavolo è una promozione di PRODOTTI, cioè una discriminazione, e non un obbligo sui formati, che è molto più neutro e quindi meno attaccabile (nel senso che i formati liberi possono essere, almeno in teoria, letti e scritti con qualsiasi software, quale che sia la sua licenza?)

        Anche il discorso degli incentivi continua a lasciarmi perplesso, e mi pare dai commenti di non essere il solo:

        1) i soldi pubblici scarseggiano sempre più. Perché se ne dovrebbero spendere altri per qualcosa che, secondo questa stessa legge, sarebbe solo fare il proprio dovere?

        2) soprattutto: a quali incentivi state pensando, a chi e perché? Senza questa informazione non è possibile esprimere un giudizio completo.

        Sono a disposizione per continuare il discorso ed eventualmente fornire supporto.

        Marco Fioretti (email: marco, chiocciola digifreedom punto net)

      • Marco ha detto:

        Concordo. Il formato libero e’ ben diverso del software libero (che spesso viene confuso con software gratuito, ma non e’ detto che no abbia costi).

        Sviluppando in ambiente Web per la PA mi accorgo che spesso si fa un enorme confusione tra questi termini inducendo a scelte che spesso hanno avuto un prezzo altissimo in temrini di qualita’, sicurezza, efficenza, solo perche’ in una gara viene chiesto software opensource. Povere PA che vivono di slogan…

        E’ possibile dimostrare che si puo’ spendere meno con software “ben fatto”, open o licenziato che sia, piuttosto che individuare genericamente una via all’open source quale antidoto ai costi. Se si fa cosi’ si dimostra una scarsissima conoscenza delle PA locali, delle difficolta’ culturali e tecniche che si portano appresso.

        “Obbligare” all’uso del formato aperto, “obbligare” a rendere accessibili gli atti, perlomeno quelli dell’albo pretorio (che in alcuni comuni viene aggiornato dai tre ai sei mesi dopo l’atto di giunta, per colpa di “Segretari” pigri, svogliati o troppo zelanti da essere fuori tempo massimo), “obbligare” a instaurare processi on-line con l’utenza, “obbligare” ad essere davvero proprietari dei loro database visto che molte aziende che forniscono software ancora cifrano i dati e chiedono denaro per estrarre cio’ che dovrebbe essere chiaramente gestibile dal proprietario di quei dati, insomma di cose da fare ce ne sono parecchie e non possono essere liquidate con enunciazioni pro una soluzione o l’altra.

        ML

      • luigivimercati ha detto:

        grazie del Messaggio e scusa il ritardo. Si anche noi stiamo riflettendo sul rapporto tra PA e software aperto. Obbligare potrebbe non essere la strada migliore, ma l’obiettivo rimane quello.

      • Dilling ha detto:

        Scrivo in replica a Marco Fioretti, con cui peraltro, avendo letto quanto da lui linkato (anche se sommariamente perché contraduttore google), posso dire di avere una concreta consonanza.
        Io credo che Clod abbia dimenticato la parola volontarie dopo licenze collettive, anche se comunque anche io (massimo per 12 mesi) le terrei come addizionale su tutte le connesszioni adsl. Il motivo di ciò è il fatto che un paio di anni fa una proposta di questo genere fu in Francia respinta motivando che, non potendo prevedere quante persone avrebbero sottoscrito queste licenze collettive, non si poteva valutare se gli introiti erano sufficienti a soddisfsare le esigenze degli autori. Con il fallimento di quella proposta ora in francia pare si stia arrivando ad una legge abominevole.
        Queste attivita di condivisione, praticate ormai da milioni di persone, non devono essere ostracizzate, sono comunque una crescita della conoscenza (senza voler scomodare la cultura con la C maiuscola) che non più far altro che bene al genere umano e quindi va trovata una soluzione.
        Sulla questione della equa ripartizuione di questi utili la cosa si complica un pochino ma non è impossibile, se ipotizziamo di far transitare gli sharers sul protocollo bit torrent (peraltro più veloce) con client certificati che non consentono di alterare il numero dei completi attraverso appositi portali che fungono da filtro dei contenuti immessi (qualità ridotte che consentono di ottenere il contenuto ma non si sostituiscono al prodotto), abbiamo la base per un qualcosa di possibile atto a redistribuire i ricavi in modo equo.

        Detto ciò non credo che, pur avendo qualche affinità per via del filtraggio dei pacchetti e delle limitazioni ai servizi, siti e protocolli che potrebbero intervenire in nome della lotta alla “pirateria”, questo capitolo delle licenze collettive possa entrare in questa PdL, questo tema deve essere affrontato in modo a se stante ed eventualmente insieme all’abolozione del monopolio della SIAE, in quanto per la ripartizione degli utili delle licenze collrettive va trovatio un modo veramente equo e non q

      • Dilling ha detto:

        Mi è partito per errore il messaggio prima di poterlo finire e correggere,
        riprendo quindi da dove mi sono interrotto:

        … e non quello che attualmente adotta la SIAE.

        Per la questione delle licenze collettive alla CdD c’è la PdL della componente Radicale nel PD, la 187 (ma vale la pena di tenere in considerazione anche la 185 e 186) e capire se la vuole sostenere nell’ottica di quanto leggo sul manifesto del PD “Vogliamo promuovere la libera circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della conoscenza”

        Comunque con Marco Fioretti auspico di poter avere un contatto privato per vedere se possiamo approfondire questo discorso sul diritto d’autore.

        Luigi Di Liberto
        (pres. ass. scambio etico)
        dilling@tin.it

  10. d ha detto:

    Molto, molto bene ragazzi, ora si che capite…se l’accesso ai servizi telematici e’l’unica via, come per alcuini tipi di iscrizione , ossia il cittadino non puo’ piu’ farlo andando in un ufficio pubblico(vedi esempio iscrizioni universitarie per borse di studio)allora e’ d’obbligo che internet sia libero e gratuito. Sviluppando l’E-commerce come si deve,il pagamento della linea va sostenuto dalle aziende, e non dai privati, che usano internet restituendo soldi alle stesse.Ma vi prego di usare ogni mezzo di comunicazione per farvi pubblicita’ avete buone idee ,fate buone proposte e anche buone cose, ma se non le pubblicizzate urlandole a dovere, la Persona Delle Liberta’fara’ sempre credere quel che vuole ai fessacchiotti pecoroni che siamo

    • luigi ha detto:

      grazie del messagio. ciao luigi

    • Marco Fioretti ha detto:

      “e’ d’obbligo che internet sia libero e gratuito. Sviluppando l’E-commerce come si deve,il pagamento della linea va sostenuto dalle aziende, e non dai privati, che usano internet restituendo soldi alle stesse.”

      quindi il ragazzino che scarica continuamente gigabyte di musica e film che nemmeno userà, o chi passa le giornate a chiacchierare su Facebook dovrebbero essere finanziati da aziende che fanno tutt’altro (incluse quelle “aziende” che magari sono una sola persona che guadagna qualche decina di euro al mese con banner pubblicitari su un blog personale?)

      E in pratica, come sarebbe praticabile una soluzione del genere senza buttare nella spazzatura la “net neutrality”?

      Ovviamente, questa non è nè una critica agli utenti devoti di Facebook nè una difesa delle multinazionali discografiche (il copyright nell’esempio del ragazzino è irrilevante, quello che conta è l’uso di risorse fisiche di rete).

      E’ solo che una proposta del genere non mi sembra molto praticabile nella realtà, e forse non è nemmeno tanto giusta.

  11. imp.bianco ha detto:

    Non posso far altro che farvi i complimenti, questo progetto di legge è davvero ciò che vorrebbe per internet ^^

    X-Bye

  12. bruno saetta ha detto:

    Finalmente qualcosa di positivo per la rete, dopo le recenti proposte di legge tendenti a imbavagliarla. Questa proposta è generica ma mi sembra un passo iniziale fondamentale. Tutto deve partire dal principio di neutralità della rete. Stabilito quello, la censura è più difficile da attuare.
    Continuate così!

  13. Francesco Biccari ha detto:

    Idee buone ma certamente da correggere ed ampliare.
    Comunque un buon inizio.

    Solo un piccolo appunto di forma ma decisamente importate a mio parere. Il documento è scritto con Microsoft Word (tutt’altro che Free) sotto Mac (tutt’altro che Free). Per accorgersene è sufficiente guardare le proprietà del pdf.

    Insomma si predica bene ma si razzola male.
    Non dico di cambiare sistema operativo ma almeno scrivere il documento con uno programma Free…

    Inoltre ci sono diversi errori di composizione tipografica e di accenti/apostrofi. E non è un bel modo di presentarsi…

    Un suggerimento: non è molto comodo, ma se riscriverete la proposta di legge usando LaTeX, vi attirerete certamente le simpatie di una moltitudine di informatici e non. 🙂
    (Se volete vi posso dare una mano)

    Ciao ciao.
    In bocca al lupo.
    Fra

  14. luigi ha detto:

    czzz che ripassata! In Senato abbiamo word le l’abbiamo scritta così. Sulle stile delle leggi ci sarebbe da scrivere una enciclopedia. Se ci dai una mano è ben accetta, ma la grammatica la correggeremo noi . E’ un punto d’onore! ciao Luigi

    • Marco Fioretti ha detto:

      “czzz che ripassata!”

      (scherzosamente): visto che conviene fare come dico io, cioè insistere solo sui formati e non sulle licenze del software? Altrimenti si rischia sempre di finire su sabbie mobili di questo tipo.

      La libertà più importante relativa al sofware è quella di avere tante scelte, ma poter sempre usare quello che si preferisce per lavorare, studiare e comunicare con gli altri, senza mai doversi preoccupare di quale software stanno usando quegli altri.

      E a quel punto ci si arriva solo imponendo l’uso di meno formati, ma veramente aperti. Se esistessero 10 word processor, tutti Open Source, ma ognuno con il suo formato incompatibile con gli altri… in teoria e alla fine anche in pratica si potrebbero scrivere filtri di conversione, ma perché fare fatica quando avrebbe molto più senso scegliere in partenza solo un formato?

      Come dicevo, risentiamoci pure via mail, se interessati.
      Marco F.

      • Francesco Biccari ha detto:

        Sono perfettamente d’accordo con Marco Fioretti.
        Abbiamo visto l’utilità di questo approccio nello sviluppo del web (con il consorzio W3C).

        Il formato aperto più accessibile per documenti di testo sembra essere l’odt, supportato da OpenOffice, Abiword, ecc… (e ultimamente anche da Word, se non erro).

        Ciao ciao.
        Fra

        PS: Ovviamente l’uso di LaTeX era per lo più una provocazione 😉 Anche se, ne converrete, ne scaturirebbe un documento decisamente professionale.

  15. giorgio ha detto:

    Complimenti per la proposta di legge, sicuramente da integrare ed ampliare ma l’inizio è promettente. Attenti anche, come dice F. Biccari, alle proprietà e al formato con cui viene scritta la proposta di legge per non fare brutte figure come la Carlucci e la sua proposta di legge (http://www.gabriellacarlucci.it/2009/03/03/pedofilia-e-internet/proposta-di-legge/) dove, una volta scaricato il file, si viene a sapere guardando tra le proprietà del file che è stato scritto da Davide Rossi (Univideo ovvero Unione Italiana Editoria).

  16. yanfry ha detto:

    Come altri concordo con la NECESSITA’ primaria di pubblicizzare il più possibile la vostra (posso già dire nostra?) proposta che sebbene più che migliorabile rappresenta un punto di partenza davvero serio e basato, finalmente, sulla conoscenza REALE della rete e delle sue problematiche (cosa che i provvedimenti delle majorettes e dei censuratori del cdx non hanno nemmeno nei titoli, ma le intenzioni sono chiare).
    Nel mio piccolo ho creato discussioni che ne parlano nei due blog che gestisco ed invito tutti a fare lo stesso 😉

  17. Massimo ha detto:

    A quando una petizione online?
    Non siete nella maggioranza, e una petizione potrebbe aiutarvi a dimostrare il consenso che può avere questa legge.

  18. Flavia Marzano ha detto:

    Stanno parlando in tanti di questo DDL, sia su carta che su blog, riviste online e mailing list… bene.
    Questo potrebbe essere lo spazio in cui raccogliere tutte le richieste di emendamento, qualcuno poi si deve far carico di collezionarle, epurarle da doppioni, rivederle e inserirle nel DDL.
    Aspettiamo di parlarne ancora un po’ e vediamo.
    Io sto ricevendo tanti commenti entusiasti… e ovviamente anche delle critiche, ma ben vengano soprattutto se sono costruttive!
    Sto raccogliendo qui http://www.thinktag.org/index.php?page=users.ShelfPage&shelfId=2485#shelves (è un social network belloccio che permette di inserire fino a 50 tipi di documenti diversi: filmati, video, documenti, libri, etc…) tutte le notizie online che trovo… aiutatemi ad aggiungerne!
    A presto
    Flavia

  19. […] Orlandi è d’accordo con quanto scrive Alfonso Fuggetta a proposito della proposta di legge su Neutralità delle reti, free software e società dell’informazione dei senatori del […]

    • unaleggeperlarete ha detto:

      Caro Gianni,
      il senso di questa proposta è di portare il sapere digitale ovunque, di renderlo libero e aperto.
      Tutto è perfettibile, ovviamente. Ma sappi che il testo è figlio anche dei tuoi insegnamenti.
      Vincenzo Vita

  20. […] del software libero nelle PA e accorciare il divario digitale in tutto il territorio. La nuova proposta depositata in Senato dai senatori Vita e Vimercati del Pd, vuole accorciare il divario tecnologico […]

  21. […] delle obiezioni è che con la proposta Vita-Vimercati avete fatto una legge-manifesto. Ma è altrettanto vero che avete portato nel dibattito politico il […]

  22. […] e soprattutto tanto altro sulla proposta Vita-Vimercati, nella bella intervista di Zambardino a Gentiloni, su […]

  23. Marco Fioretti ha detto:

    Ma perché su questo blog su alcuni commenti appare un link per replicare direttamente a quelli e su altri no?

    A chiunque non è soddisfatto degli abusi creati dal sistema attuale dei diritti d’autore ma sia interessato a ragionare oltre i luoghi comuni che purtroppo circolano, segnalo un altro mio articolo: “La tragedia dei Creative Commons” (http://mfioretti.com/it/tragedia-dei-creative-commons) e soprattutto il dibattito ad esso collegato su Linux Format. Il link al dibattito è incluso nell’url che ho appena fornito.

    A Luigi Di Liberto, e a chiunque sia interessato: ci sono anche casi in cui le “nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche” fanno più danno che altro alla comunità: non agli avidi autori o alle bieche multinazionali.

    Uno dei grossi problemi che ostacolano una riforma seria del diritto d’autore è che (anche ignorando chi in realtà cerca solo giustificazioni per avere tutto a disposizione senza voler in ALCUN modo contribuire in alcun modo al giusto e necessario compenso di autori e artisti) gran parte delle soluzioni proposte in buona fede potrebbero, di fatto, funzionare SOLO per musicisti e altri “live performers”. Ma il fatto che alcuni musicisti (o meglio le major musicali) siano stati i primi a rimetterci dalle nuove “forme di scambio” non significa affatto che le soluzioni che vanno bene per tutti i musicisti vadano bene per tutti. Anzi.

    Marco Fioretti (marco, chiocciola digifreedom punto net)

    (a Luigi Di Liberto ho già scritto in privato per continuare la discussione, come da lui richiesto, sono a disposizione per farlo anche con altri ovviamente)

  24. Marco Fioretti ha detto:

    Sempre sul tema dei formati liberi, e sul perché andrebbero imposti per legge, invito tutti a leggere il mio intervento completo (in italiano) alla recente presentazione della legge regionale veneta sul software libero:

    http://mfioretti.com/it/via-maestra-pluralismo-informatico-formati-aperti-innovazione-libero-mercato-servizi-pubblici-pi-eff

    … e i redattori della proposta di legge a dare un’occhiata ai suggerimenti in fondo a quella presentazione.

    buon lavoro,

    Marco Fioretti (email: marco, chiocciola digifreedom punto net)

  25. Nuccio Cantelmi ha detto:

    Ci sono un paio di punti che dovrebbero essere precisati.
    Occorre una definizione precisa di cosa sia il software libero ai fini normativi. Premetto che non mi risulta una definizione di software nella normativa italiana o europea, ma, se non erro, i testi di legge regionale della Sardegna e dell’Umbria evidenziano le caratteristiche del software a sorgente aperto.
    Secondo me, andrebbe posta maggiore attenzione sui formati aperti e sugli standard.
    Si consideri il Codice dell’Amministrazione digitale (art68), che mette l’uso di sorgenti aperti successivo al riuso ed al sorgente proprietario. Credo che questa legge debba invertire con chiarezza e decisione i principi cui la PA si deve ispirare.
    Infine, sarebbe utile condannare discipline del tipo DDL Carlucci e similari, per avere una piena neutralità della rete.
    Nuccio Cantelmi

    • Rachele Muscarà ha detto:

      Io ritengo nel mio piccolo che invece la proposta di legge contenga una buona definizione di software libero, che parte direttamente dalle 4 libertà che lo differenziano dai software close ( più chiaro di così!). Inoltre l’art. 68 del C.A.D. in realtà ha il pregio di dare finalmente anche agli OS lo stesso valore dei software close, e fa rientrare queste soluzioni tra tutte quelle che la PA è tenuta a prendere in considerazione per i suoi “bisogni informatici”. Convengo però con te che questo decreto debba “invertire la tendenza”, nel senso di passare dalla “possibilità di utilizzo” di open source per le amministrazioni pubbliche all'”obbligo di utilizzo”. Come già indicato nella legge regionale umbra, le PA devono usare sopratutto OS e giustificare quando non lo fanno (questa sarebbe davvero un’inversione di tendenza!)
      Comunque è una proposta di legge davvero ampia e interessante…peccato che sarà difficile farla approvare!
      Rachele Muscarà

  26. […] a Magrini se dico che molti dei concetti fissati nel suo speech si ritrovano nella proposta di legge Vita-Vimercati del Partito democratico. I punti sono molto interessanti, soprattutto perché si comincia a parlare […]

  27. Marco Fioretti ha detto:

    Ho pubblicato dei miei commenti alla proposta qui:

    http://mfioretti.com/it/commenti-suggerimenti-sul-ddl-neutralit-della-rete

    spero di esserci il 16 aprile a Roma, in ogni caso per continuare la discussione basta scrivermi (il mio indirizzo email è nel link che ho appena fornito)

    Buon lavoro,
    Marco Fioretti

  28. Flavia Marzano ha detto:

    FRANCIA, POLIZIA RISPARMIA 50 MILIONI DI EURO PASSANDO DA WINDOWS A LINUX

    (Cito per intero da http://www.grnet.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2758&Itemid=0)

    Dopo la Germania , la Russia , la Norvegia , l’ Inghilterra e tante altre nazioni, anche la Francia , ad iniziare dalla gendarmeria , si scrolla di dosso Windows e sceglie Ubuntu. L’ Italia , politicamente, resiste. Eppure siamo in tempi di crisi economica acuta e si cerca di risparmiare, in tutti i settori, come mai, dove si potrebbe risparmiare molto e senza alcun sacrificio non lo si fa? Certo il software libero non si compra e quindi non serve stipulare contratti da milioni di euro….
    Ormai la crisi economica la fa da padrone nel mondo intero e molte nazioni guardano al software libero sia per il risparmio (notevole) sia per l’indipendenza informatica dalle grosse multinazionali del software. Ma già prima che la crisi esplodesse in tutto il suo impeto, qualcuno guardava avanti. A partire dal Settembre 2008 e quindi col nuovo anno scolastico, la Svizzera ha fatto trovare 9000 computer nelle scuole del canton Ginevra equipaggiati col sistema operativo Ubuntu Linux e utilizzano solo software open source.
    Perfino nel lontano Vietnam entro la fine del 2010 tutti i PC dei server governativi dovranno installare Linux e il 70% delle agenzie dovranno utilizzare le applicazioni open source .
    La polizia francese nel 2005 decise di non passare da XP a Vista, infatti necessitavano dei corsi per il personale e l’acquisto delle nuove licenze. Ad oggi con solo 5.000 computer funzionanti con Ubuntu edOpenOffice , hanno risparmiato ben 50.000.000 di euro. I francesi hanno detto: “ Passare da XP ad Ubuntu si è dimostrato piuttosto agevole. Le due differenze principali sono le icone e i giochi. Ma i giochi non sono una priorità per noi “. I nostri cugini non si sono per nulla fermati, entro quest’anno installerannoUbuntu ed OpenOffice su altre 10.000 macchine (altri 100.000.000 di euro) e contano di convertire l’intero parco macchine entro il 2015, ossia ben 90.000 computer (900.000.000 di euro). Non male!!! Se poi pensiamo che il risparmio sarà protratto negli anni, in quanto gli aggiornamenti, sono gratuiti e lo stesso dicasi per il passaggio alle versioni future, allora la cosa comincia ad essere più che interessante. E se invece della sola gendarmeria l’intera pubblica amministrazione francese passasse a Linux? Se facciamo i conti c’è da rabbrividire. Forse l’Italia risparmierebbe meno? Ma l’intendimento della polizia francese è quello di utilizzare gli standard aperti (formati aperti), che garantiscono la piena compatibilità tra distribuzioni Linux diverse, facilitando la gestione remota del software e soprattutto ottenendo l’indipendenza informatica dalla multinazionali del software.

  29. Nicola ha detto:

    Salve.
    Mi è venuta in mente un’idea che potrebbe diventare un articolo da inserire
    nel «CAPO II – POLITICHE PER LA DIFFUSIONE NELLA COLLETTIVITÀ».

    Perché non promuovere anche, esplicitamente, le reti wireless e in particolare
    le reti Wireless Mesh?

    http://it.wikipedia.org/wiki/Wireless_mesh_network

    Anche nell’Art. 8 – Diffusione di connettività a banda larga
    si parla di «…carenze infrastrutturali che impediscono la piena parità di
    accesso dei cittadini…». Una rete wireless mesh sarebbe utilissima in
    questo caso. Anche in caso di disastri naturali…

    Saluti,
    Nicola

  30. Annalisa ha detto:

    propongo di inserire nell’articolato normativo una dichiarazione chiara ed esplicita :
    “la libertà di condividere contenuti multimediali sulla rete non è suscettibile di restrizioni”.

    chiaro e diretto.

    che vi sembra?
    noi cene stiamo occupando in LUISS come Studenti Coscioni.
    Credo che il file sharing, la libera condivisione (il mio blog contiene una sessione su questo da integrare insieme!) nella rete così come nei trasporti sono temi su cui possiamo guadagnarci una specificità e riconoscibilità politica.

    collaboriamo!
    LISa
    PD giovani – Ass. Coscioni

    • unaleggeperlarete ha detto:

      il tema è scottante. parliamone. bisogna trovare un punto d’equilibrio tra diritti d’autore e file sharing. Rinvio a quel che dice Lessig in Cultura Libera. grazie ciao luigi

    • Marco Fioretti ha detto:

      Annalisa ha scritto:
      “la libertà di condividere contenuti multimediali sulla rete non è suscettibile di restrizioni”.

      messa così significa anche poter condividere pedopornografia, apologie di reati vari e così via. A parte questo, in rete sì e fuori no? Perché?

      Questa proposta già mette insieme parecchi argomenti diversi, che non sono nemmeno indissolubilmente legati fra loro (per esempio, non c’è alcun bisogno di software libero per fare una rete neutrale): anche volendo completamente abolire il diritto d’autore (e sarebbe interessante leggere perché, e quali sarebbero i benefici), converrebbe davvero aggiungere una proposta in tal senso proprio qui, dove forse c’è già troppa roba?

  31. Giulia ha detto:

    Salve, sono una laureanda in Scienze della comunicazione e avrei bisogno di qualche aiuto per la mia tesi di laurea. Il tema della tesi ruota proprio attorno alle leggi che governano internet ed in particolare mi interesserebbe ricostruire i vari passi legislativi che si sono susseguiti fino ad oggi per regolamentare le pubblicazioni online. Mi riferisco quindi alle varie proposte di legge (da quella dell del deputato Carlucci, all’emendamento di D’Alia), anche perchè, sinceramente, ho provato a ricostruire le varie fasi ma mi risulta alquanto complicato. Avreste suggerimenti da darmi, magari siti internet o contatti di persone che potrebbero aiutarmi a fare chiarezza?O perlomeno, riuscireste a fornirmi un percorso un po’ chiaro e coerente di quelli che sono i dibattiti parlamentari in questo senso? Grazie per la collaborazione

  32. Net-Neutrality ha detto:

    Ciao a tutti.
    Ottima iniziativa, ma non sarebbe il caso di prendere spunto da quanto deciderà il 5 maggio 2009 l’Unione Europea, ammesso che a vincere sia la linea di Ms. Svensson, come speriamo tutti ?

    Se in Europa e soprattutto Italia dovessero passare regolamentazioni limitative della nostra libertà on-line spero che il PD alzi questa volta (e seriamente) la voce informando anche i cittadini meno attenti ed i giovani su cosa significhi e cosa comporti una alterazione se pur minima della neutralità della rete, anche da un punto di vista economico e di innovazione tecnologica rispetto al resto del mondo.

    Riguardo il voto in plenaria all’europarlamento ci stiamo organizzando qui:
    http://www.scambioetico.eu/index.php?topic=673.40
    …e faremo altrettanto per qualsiasi tentativo di limitazione simile o addirittura peggiore all’italiana..

    Non è ancora chiaro se i nostri politici siano “cattivi” o semplicemente ignoranti in materia e per questo NON sanno quello che fanno, ma lo capiremo presto…

    Ancora complimenti per il blog!
    Un caro saluto
    Net-Neutrality

  33. Marco ha detto:

    Ciao, ho letto il documento e confesso che mi ha lasciato inidifferente, non per disinteresse, ma perche’ ho intravisto propposte gia’ piu’ volte transitate in disegni di legge, regolamenti e iniziative varie.

    Concordo con chi dice che ogni legge che isituisce un obbligo debba avere una norma sanzionatoria. Si e’ visto che cosa ha prodotto la pur buona legge Stanca (4/2004) sull’accessibilità dei siti web delle PA.

    Ma venendo al tema che credo sia davvero il piu’ caldo e l’ossatura di tutto cio’ che e’ e sara’ la rete del futuro, ovvero l’accesso, le NGN, sulle quali circola e circolerà tutto quanto, protetto e non, credo che occorra fermarsi e fare una riflessione.

    Per avere una rete neutrale occorre prima avere una rete, cosa che non e’ proprio cosi’ qui da noi nello stivale. C’e’ un ammasso di cose, rete rame raffazzonata, spizzichi di fibra, dorsali private, reti “provinciali”, eccetera. Tutto questo e’ generato da un fastidioso blocco del processo imprenditoriale causato dalle licenze autorizzative che hano soglie economiche e quantitative troppo alte, favorendo quindi solo i grandi elefanti che ben conosciamo.

    Siamo davvero il popolo delle PMI? Si, eppure le PMI non possono essere operatori delle TLC e costruire reti perche’ dovrebbero sborsare 27.500euro all’anno per la soglia di 200.000 abbonati. Non e’ da discutere se e’ tanto o poco, ma va detto che cosi’ com’e’ ora, se devi collegare il tuo quartiere di 100 utenze sei tenuto a pagare come se ne avessi 200.000, ma non hai gli stessi ricavi… non e’ proprio bello no? che sia uno, 100 o 199mila utenti il costo non cambia.

    Perche’ questo esempio? Perche’ va sfatato che l’operazione NGN debba essere un’operazione “nazionale”, improponibile economicamente e replicherebbe un monopolio di fatto anacronistico. Nel resto d’Europa la NGN con il maggior tasso di penetrazione è in quei paesi dove sono nate reti locali, le cosidette muni-fiber, molto targhetizzate, costruite sui bisogni, sulla domanda effettiva.

    Nell’era di Internet non si puo’ pensare da “TLC” ma da “IP”, pensare che reti eterogenee hanno gia’ un linguaggio di interconnessione e scambio che e’ proprio il TCP/IP. Tante reti, tante muni-fiber, ed ecco nascere la NGN tanto decantata.

    Detto questo, va anche sottolineato che e’ piu’ semplice dare criteri di neutralita’ a reti di questo tipo che ad un enorme rete nazional monopolista, poiche’ e’ nell’interesse di tutti essere “neutrali”, pena una rete vuota di contenuti e non profittevole.

    Esiste un a proosta di emendamento promossa da Assoprovider che chiede soglie piu’ basse di accesso ai profili autorizzativi per la realizzazione di reti pubbliche, spero che possa avere il sostegno di tutti.

    Buon 25 aprile

    Marco

    • luigivimercati ha detto:

      Grazie del messaggio e scusa il ritardo. La nostra proposta prevede di dare al Paese una rete in banda larga entro il 2012. parliamo almeno del minimo “sindacale” di 2 mega per tutti. Come del resto stanno facendo tutti i governi europei e u.s.a. Proponiamo anche di utilizzare le frequenze che si liberano con lo switch off dalla tv analogica a quella digitale terrestre per implementare la banda larga mobile, come indica anche una direttiva europea che il governo Berlusconi non intende osservare. Poi c’è la questione più complessa delle NGN. Tutti attendiamo che il piano Caio diventi una proposta concreta del governo. Lì vi sono come è noto 3 diverse soluzioni per realizzare le NGN in Italia. Il nostro governo è l’unico al mondo che latita su un argomento così cruciale per il futuro di tutti noi.

      • Marco ha detto:

        Il 2mb lo si da con le reti wireless degli operatori del mobile e stop, se questo e’ l’obiettivo, e con costi irrisori. L’NGN e’ altra cosa.
        Se dai un occhio alle slide di Cairo c’e’ ne’ una interessante, che passa inosservata ai piu’ e a coloro (l’incumbent) che vogliono frenare ogni iniziativa che non sia nazionale. In una delle ultime slide si evince che le vere NGN sono state realizzate in europa per 63% da isp alternativi e per il 18% da municipalizzate, gli incumbent solo per 12%… se ben ricordo. Quindi piu’ dell’80% da iniziative locali. Non aggiungo altro.
        La sfida e’ aperta e occorre togliere tanta demagogia dai tavoli di discussione sulle NGN, soprattutto in tema di neutralita’ poiche’ il concetto e’ assai labile, ovunque lo si guardi.
        In ultimo, presso AGICOM e’ aperto il tavolo di lavoro ISBUL dove tutti questi argomenti, compreso la banda minima, sono in discussione.
        Buon lavoro
        Marco Liss

  34. […] by Luigi Vimercati and Vincenzo Vita – was formerly published through a dedicate blog, raising recommendations and criticisms. The bill was also presented in public meetings in Rome and Milan […]

  35. Flavia Marzano ha detto:

    Il link fa aprire una vecchia versione del DDL.
    Qui http://tinyurl.com/DDL-Vita-Vimercati trovate la nuova versione e il Wiki su cui discutere e proporre emendamenti.

  36. yanfry ha detto:

    In questo momento, se nonho preso un abbaglio, dato il “ritorno” attraverso il decreto sicurezza del “provvedimento” d’alia (ora articolo 60 del decreto sicurezza) urge a mio avviso combattere sul quel fronte prima di qualsiasi altro passo.

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